IL PORTO 

"Nel rettifilo costituito da via Ripetta, l'apertura del porto era la luce del fiume, il panorama della campagna (i Prati di Castello) che entrava nella città" - I. Insolera, I. Zannier


La storia


LE ORIGINI

Le origini di questo scalo fluviale sono antichissime ed è citato sin dai tempi di Tacito con denominazioni diverse. Con il tempo, l'approdo in corrispondenza della posterula di S.Martino o di S.Agata, che si apriva davanti alla chiesa di S.Rocco, denominato Porto della Postierna, prese un ruolo preminente poiché tutto il traffico commerciale con l'alto Lazio e l'Umbria finì per passare da questo porto.

LA COSTRUZIONE DEL PORTO 

Allo sviluppo urbanistico, economico e demografico del Seicento seguì quello del traffico fluviale e lo scalo della Postierna andò assumendo sempre maggior ruolo. Tuttavia, non aveva effettive strutture portuali ma era poco più che la riva scoscesa del fiume. Descrive Agostino Maria Taja nel 1705: " ..Senza che, sembrava cosa indecente, ch'al forestiero, il quale entrando da Porta Flaminia, prendeva strada da man destra verso san Pietro, desse subito nell'occhio alla prima scoperta.. la veduta d'un luogo sì fatto, non pur disadorno in tutto e per tutto ma schifoso, impuro; il che discendeva massimamente, venendo in prospetto alla chiesa di San Rocco e di S.Girolamo". Papa Clemente XI Albani, capendo l'importanza della posizione strategica dello scalo che era anche un punto di passaggio per i pellegrini provenienti da Porta Flaminia, decide di bandire un concorso per la sua sistemazione. Così, Niccolò del Giudice, presidente del Tribunale delle Strade, affidò l'incarico ad Alessandro Specchi, noto architetto e incisore, il quale progettò una vera e propria scenografia urbana. Due ampie cordonate si raccordavano al centro della composizione racchiudendo un emiciclo-terrazza posto alla quota del piano stradale. La via di Ripetta si allargava in una vera e propria terrazza protesa verso il fiume che ospitava la Fontana dei Navigatori con lo stemma araldico della famiglia Albani e le due colonne idrometriche che segnavano il livello dell'acqua raggiunto durante le varie inondazioni. Ai lati, due scalinate simmetriche e sinuose permettevano di scendere alla quota della banchina. Si narra che, tra i materiali da costruzione, fu impiegato del travertino proveniente da un'arcata del Colosseo crollata durante il terremoto del 1703. La costruzione, completa di Dogana, fu ultimata nel 1706. Nel 1703 l'iniziativa di Clemente XI di costruire il porto di Ripetta riapre i termini del ridisegno urbano di tutta l'area del Campo Marzio. Il Porto e la risalita a Trinità dei Monti sono parti di uno stesso programma figurativo. Non è difficile riconoscere una serie di modelli tipologici ispirati alle risalite dei giardini che vengono costruite in diretta relazione con cascatelle o portano direttamente alla superficie di acque naturali per mezzo di rampe concave alternate a ripiani convessi. L'esito fu talmente apprezzato che il Papa fece coniare una moneta per celebrare l'iniziativa con l'incisione del porto accompagnata dalla scritta "Laetificat civitatem".

LE TRASFORMAZIONI DI FINE 800 E LA SCOMPARSA 

A seguito dell'unità nazionale, i nuovi impulsi urbanistici portarono gli interessi edilizi ad espandersi dall'altro lato del Tevere con lo sviluppo del nuovo quartiere di Prati di Castello che fronteggiava il porto di Ripetta. Questo venne designato dal PRG del 1873 come punto ottimale per stabilire un collegamento tra il congestionato centro storico e la nuova espansione. Così, sulle strutture del Porto di Specchi, si installarono alcuni dei piloni della passerella in ferro costruita in attesa del definitivo Ponte Cavour. Nel frattempo, una grave inondazione del Tevere provocò moltissimi danni e si iniziò a discutere sui possibili interventi; la soluzione definitiva fu quella di innalzare dei muraglioni lungo le sponde del fiume per arginare le acque. La combinazione tra la costruzione dei muraglioni e del ponte Cavour (ultimato nel 1901) sancisce la fine e l'oblio del Porto di Ripetta, ormai inglobato nei terrapieni. Gli unici elementi superstiti sono la Fontana dei Navigatori e le colonne idrometriche, a lungo conservati nei depositi di Villa Giulia e ricollocati in Piazza del Porto di Ripetta nel 1928. L'edificio della Dogana fu alterato con l'aggiunta di livelli fino alla sua demolizione per la costruzione di un edificio residenziale della Società Generale Immobiliare intorno al 1920. Quest'ultimo sopravvisse pochi anni per poi fare spazio alla teca dell'Ara Pacis su progetto di Morpurgo durante il ventennio fascista. Inoltra, in occasione degli sventramenti di Piazza Augusto Imperatore, venne demolito anche il Collegio di San Girolamo per far spazio all'attuale Largo San Rocco e parte di un edificio residenziale per allargare Via Tomacelli. 

OGGI 

Il padiglione di Morpurgo viene demolito e sostituito dal Museo dell'Ara Pacis di Richard Meier, inaugurato nel 2006. Attualmente sono in corso i lavori per la risistemazione di Piazza Augusto Imperatore e del Mausoleo di Augusto. Il rapporto con il Tevere e la percezione urbana che abbiamo oggi risultano totalmente alterati rispetto al settecento per via di cambi di quota, innalzamento dei muraglioni, sventramenti.  Del Porto di Ripetta di Specchi non restano che la fontana e le due colonne idrometriche dislocate dalla loro posizione originaria e occultate dalla vegetazione.

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 Author: Giulia Lerose  
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